Verso l’interno

 

Arrivando nei pressi di questo borgo situato all’estremo nord della provincia di Grosseto, si assiste a un fenomeno naturale denominato Le Biancane, aree in cui affiorano rocce e minerali di colore bianco che contrastano con le verdi colline circostanti e i campi coltivati.

E’ il fenomeno della Geotermia per cui i vapori caldi provenienti dal sottosuolo fuoriescono in superficie e alterano chimicamente il terreno circostante regalando al contempo uno spettacolo naturale affascinante simile a quello dei geysers islandesi.

“…versan le vene le fummifere acque
per li vapor che la terra ha nel ventre,
che d’abisso li tira suso in alto”

(Dante Alighieri – Libro VI delle Rime)

 

Monterotondo è una delle porte di accesso del Parco Nazionale delle Colline Metallifere, riconosciuto dall’ Unesco.

Appena giunti in paese si devono seguire le indicazioni per il Parco delle Biancane e il MUBIA (GeoMuseo delle Biancane), interessante per chi volesse approfondire il fenomeno della geotermia.
Dal Mubia parte il percorso naturalistico del Parco delle Biancane che attraverso un tracciato a saliscendi è caratterizzato qua e là dai rumori generati dai soffioni boraciferi e da getti di vapore che arrivano fino a oltre 100° di temperatura, nelle vicinanze dei quali le guide turistiche vi possono preparare anche un buon caffè caldo, sfruttando il calore della terra!

Grazie a questi fenomeni, il borgo di Monterotondo ha la particolarità di essere completamente autosufficiente in termini di energia elettrica e riscaldamento grazie allo sfruttamento della geotermia.
Di questo fenomeno traggono vantaggio anche le produzioni locali enogastronomiche, come i formaggi e addirittura una piccola fabbrica di birra nella vicina Sasso Pisano denominata “Vapori di Birra”, a cui si può arrivare anche a piedi partendo da Monterotondo M.mo attraverso una comoda passeggiata panoramica.

In alcuni punti del percorso si può godere di un panorama mozzafiato che da un’altitudine di oltre 500 metri slm abbraccia un tratto di mare che va da Baratti fino all’ Argentario; poco più lontano all’orizzonte, in giornate particolarmente limpide, si possono scorgere l’isola d’Elba e Montecristo e le alte montagne della Corsica!

 

Proseguendo nel nostro viaggio all’interno della Maremma, nelle vicinanze di Massa Marittima di cui già parliamo nella sezione dintorni, troviamo il particolarissimo borgo-castello di Roccatederighi, che deve il suo nome alla famiglia dei Tederigi dominante sul suo territorio fino al 1300.
La sua caratteristica principale è il fatto di essere stato costruito in cima ad imponenti rocce vulcaniche ad un‘ altitudine di oltre 500 metri slm a picco sulla campagna circostante.

Attraverso una porta ad arco di grande impatto scenico si accede al borgo e, percorrendo gli stretti vicoli caratterizzati da continui saliscendi e piccole piazzette, si arriva alla Pieve di San Martino, con una terrazza panoramica naturale da cui si gode uno splendido panorama che spazia fino al mare e all’isola d’Elba… ma attenzione a non guardare in basso, potrebbero venirvi le vertigini!

Il borgo ha eventi importanti legati ad altrettante tradizioni.
Il Palio storico dei Ciuchi che si celebra dal 1406 ogni anno il 14 agosto a ricordo della redazione del primo Statuto con cui il Comune si liberò definitivamente dal dominio della famiglia Salimbeni.
Cinque contrade che si sfidano in una corsa sfrenata con gli asini in mezzo ai vicoli del borgo alimentano la festa più popolare di Roccatederighi.

Anche il Medioevo nel Borgo, tra i mesi di luglio e agosto, è una festa che testimonia il senso di appartenenza dei suoi abitanti.
Il paese ritorna indietro nel tempo e ci si immerge in un’atmosfera tipicamente medievale: dalle guardie accolgono i visitatori all’entrata del borgo, alla banca che cambia la moneta corrente in sesterzi, dagli allegri menestrelli ai furbi mercanti nelle botteghe che vendono cibo, oppure oggetti di arredo e tessuti alla luce di fioche lanterne, alle locande nelle piazze dove si inscenano spettacoli e giochi dell’epoca. I protagonisti sono rigorosamente gli abitanti originari del paese che per l’occasione tornano nel paese natio.

 

Al confine tra le province di Siena e Grosseto, questa parte del territorio maremmano si distingue per la sua natura estremamente selvaggia, con i suoi aspri versanti e lo stretto fondovalle ricco di flora e di fauna molto varia.

All’interno dell’area protetta della Riserva Naturale del fiume Farma, affluente dell’Ombrone, coesistono la macchia mediterranea e la vegetazione caratteristica di climi più umidi e continentali come castagni e felci abitati da numerose specie animali, quali daini, caprioli, volpi oltre ad alcune rare ed endemiche quali la martora e la lontra; oltre a una serie di uccelli quali lo sparviero, l’astore, il merlo acquaiolo, tra gli anfibi il tritone alpestre e infine anche il granchio di fiume.

In mezzo alla riserva si trova l’antico e imponente castello feudale del Belagaio che ospita una sezione del Corpo Forestale dello Stato addetto al ripopolamento animale della zona.

Se volete passare una giornata d’estate all’aria fresca in una località quasi priva di insediamenti umani, se si eccettuano i graziosi paesini di Torniella e Piloni, questa è la meta per voi.
Partendo da Sud, da Roccastrada si arriva a Torniella, un grazioso borgo dominato dal castello medievale, dove se siete fortunati potete assistere al gioco della Palla eh! tipico della Maremma e simile alla Pelota Basca.
Circa 1 km sotto il paese verso nord, dopo il ponte sul Farma a destra si trova una strada sterrata che si può percorrere comodamente a piedi. Al primo bivio a destra si scende e dopo poco si arriva ad una splendida piscina naturale con piccole cascatelle di acqua frizzante che scivola sulle rocce….un bagno indimenticabile!

Per chi è amante del trekking, a Roccastrada e Torniella si possono reperire informazioni sui percorsi di varie lunghezze e gradi di difficoltà.

 

Proseguendo verso sud, lambendo sempre il confine della provincia di Siena si erge l’imponente massiccio del Monte Amiata (1738 mt slm), compreso tra la Val d’Orcia, la Maremma e la vallata del lago di Bolsena nel Lazio.

L’Amiata è un vulcano ormai spento caratterizzato da una fitta vegetazione boschiva e di faggi, abeti e castagni.
La sua cima è in una splendida posizione panoramica da dove la vista può spaziare dall’Umbria alla vetta solitaria del Monte Soratte nel Lazio fino all’Argentario.

Sotto gli 800 metri di altitudine si trovano i principali borghi del comprensorio: ipotizzando di fare un giro circolare attorno al Monte da ovest a est si incontrano nell’ordine Arcidosso, Castel del Piano, Seggiano, Vivo d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio e Santa Fiora.
Possibili diramazioni interessanti conducono a nord da Abbadia San Salvatore alle acque calde di Bagni San Filippo e di Bagno Vignoni e… a Montalcino che non ha bisogno di presentazioni.
A sud da Santa Fiora si possono visitare i graziosi borghi di Castell’Azzara, Semproniano e Roccalbegna.

L’ Amiata con la sua ricchezza di torrenti e bacini idrici fornisce acqua potabile a tutta la Toscana Meridionale e al Lazio settentrionale con l’Acquedotto del Fiora.
I vapori geotermici, presenti nel sottosuolo della parte meridionale forniscono energia prodotta dall’Enel e le acque calde che arrivano fino a Saturnia, 35 km più a sud!

 

Santa Fiora è sicuramente uno dei borghi più belli della zona, famosa per la sua Peschiera, uno specchio d’acqua in mezzo all’abitato vicino alle sorgenti sotterranee del fiume Fiora.
La località, che fa parte dei Borghi più belli d’Italia, presenta altri siti d’interesse tra cui il Palazzo Sforza Cesarini del 1575, ma soprattutto la Centrale Geotermica Bagnore 3, un edificio di architettura contemporanea realizzato a cavallo del nuovo millennio dall’ archistar Stefano Boeri.
L’opera, pur nella sua imponenza, si integra perfettamente nel paesaggio circostante.

 

Il Monte Amiata è la località ideale per chi ama la natura e lo sport in un ambiente puro e incontaminato.

Per gli amanti della MTB ci sono almeno 6 percorsi di varia difficoltà che dalla strada asfaltata principale si addentrano nel bosco e arrivano fino alla cima.

Anche il trekking è possibile grazie ai sentieri tracciati nelle numerose riserve naturali popolate da camosci, daini, cervi che trovano il loro habitat ideale grazie ai numerosi torrenti e laghetti che regalano un paesaggio incantato e meraviglioso.

Da segnalare il trekking nella faggeta più estesa d’Europa in partenza dai Prati delle Macinaie in località Castel del Piano e che arriva fino al culmine del Monte.
Anche l’ascesa al Monte Labbro presenta aspetti suggestivi: situata a sud est del cono principale dell’Amiata si differenzia da esso per le sue imponenti rocce calcaree e le sue profonde gole.
Sulla sommità da cui si gode uno splendido panorama, si erge la Torre Giurisdavidica, un sito di grande importanza storico-culturale legato alla memoria di Davide Lazzaretti, un predicatore soprannominato il Cristo dell’Amiata che fondò una comunità sociale nella seconda metà dell ‘800.

Per chi non soffre di vertigini ci si può arrampicare divertendosi al Parco Avventura Indiana Park Amiata.

 

Da un punto di vista storico- culturale, meritano una visita i castelli medievali di Arcidosso, Piancastagnaio e Montelaterone e soprattutto il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano, il parco di sculture all’aperto di cui parliamo nella sezione Attività.

Ma i luoghi del Monte Amiata hanno anche un che di magico.
Infatti, di fronte al castello di Arcidosso si trova il MACO, Museo di Arte e Cultura Orientale su ispirazione del maestro Chögyal Namkhai Norbu, studioso della comunità internazionale Drogchen, pratica basata sui principi di consapevolezza e rispetto.
Poco lontano sorge il luogo sacro tibetano di Merigar, “residenza della montagna di fuoco”, e al suo interno Il Tempio della Grande Contemplazione, edificio interamente costituito da materiali naturali che presenta al suo interno il tipico diagramma del Mandala che secondo i canoni del Buddhismo Tibetano rappresenta l’universo con al centro il caratteristico Fior di Loto.

 

Un accenno importante alle specialità enogastronomiche: le castagne dell’Amiata la fanno da padrone perché oltre ad essere riconosciute come IGP, forniscono la base per molte ricette tradizionali e perfino per una gustosa birra !

Seggiano è invece famosa per l’olio extra vergine di oliva monocultivar dell’olivastra Seggianese, e per un esperimento interessante dell’Olivo Sospeso che si trova lungo le mura medievali in corrispondenza della cisterna dell’acqua. L’ulivo viene alimentato con il sistema aeroponico,  attraverso creazione di vapore acqueo abbinato a sostanze nutritive con lo scopo di studiare i metodi di comunicazione delle piante in risposta agli stimoli fisico-ambientali.

 

Siamo arrivati alla fine della Maremma Toscana, a due passi dalla Tuscia e dalla Maremma Laziale.

 

Il primo borgo importante che si incontra risalendo da Albinia e passando per Manciano se si arriva dalla costa o scendendo dall’Amiata dopo aver superato Saturnia è Pitigliano nelle Terre del Tufo.
E’ soprannominata la “Piccola Gerusalemme” per la numerosa comunità ebraica che fin dal secolo XVI ha abitato in questi luoghi, come ricordano il quartiere del vecchio ghetto e soprattutto la sua sinagoga.
Sotto di essa si trovano e sono visitabili i locali per il bagno rituale, il suggestivo forno delle azzime, la macelleria kasher, la cantina kasher e la tintoria.
Dal ‘900 cominciò l’abbandono degli ebrei dal paese sia per maggiori opportunità nei grandi centri in sviluppo che soprattutto per le persecuzioni razziali; il che portò alla chiusura della sinagoga nel 1960.

Lo spettacolo che si gode arrivando dal mare a Pitigliano è unico con le case arroccate su alti speroni a strapiombo sulla valle circostante, pieni di grotte scavate nel tufo.

Abitato fin dai tempi degli Etruschi, Pitigliano visse la sua epoca migliore sotto la famiglia romana degli Orsini che acquisirono la contea in dote dagli Aldobrandeschi sul finire del secolo XIII fino al 1604, quando fu annessa al Granducato di Toscana.
Oggi fa parte della lista dei Borghi più belli d’Italia.

Tra i monumenti di spicco Palazzo Orsini al centro della piazza principale è un imponente edificio fortificato. Inizialmente la rocca fu fatta costruire dagli Aldobrandeschi fu in seguito restaurata per volere di Niccolò Orsini.
Al suo interno troviamo il museo diocesano e il museo civico archeologico.
L’ Acquedotto Mediceo e la Fontana delle sette Cannelle, in Piazza della Repubblica, ambedue del XVI secolo e affacciati a sud, sono i veri simboli di Pitigliano.

Il borgo si snoda in stretti vicoli caratteristici, pieni di piccole botteghe e intervallati da graziose piazzette all’interno e da passaggi e cunicoli verso l’esterno, affacciati sulle rocce a strapiombo che regalano panorami veramente suggestivi.

 

Lasciata Pitigliano ci si avvia verso Sovana, che fa parte anch’essa dei Borghi più belli d’Italia.

Il centro abitato è minuscolo ma ha una grande storia che inizia con gli Etruschi, la cui presenza è testimoniata dalla suggestiva necropoli immersa nella macchia maremmana poco distante dal paese.
In seguito il borgo si sviluppò sotto il dominio degli Aldobrandeschi e divenne libero comune in epoca medievale.
Un componente della famiglia, Ildebrando da Sovana, divenne Papa nel 1073 col nome di Gregorio VII.
Seguendo le sorti di Pitigliano e Sorano, Sovana passò sotto il dominio degli Orsini prima, dei Senesi poi fino a confluire nel Granducato di Toscana.
Da quel momento in poi il borgo conobbe un progressivo spopolamento anche a causa delle epidemie di peste.
Oggi Sovana vive una seconda vita come interessantissimo centro culturale e importante meta turistica.

All’ingresso del paese si incontra la Rocca Aldobrandesca del IX secolo, in parte andata in rovina. Si percorre la Via del Pretorio fino alla centrale Piazza del Pretorio, che conserva ancora in parte le originali pavimentazioni a spina di pesce.
Qui si trova la maggior parte dei siti di interesse quali il Palazzo dell’Archivio, curiosamente asimmetrico con il caratteristico orologio al centro della facciata e la campana a vela sulla sommità.
Di fianco, Il Palazzo Pretorio, anch’esso risalente al XII secolo, fu anche sede delle carceri nel ‘600 mentre oggi ospita il Centro di documentazione della storie e dell’archeologia di Sovana.
Sulla stessa piazza troviamo la Chiesa di Santa Maria, la cui importanza è costituita da un ciborio di epoca preromanica tra i più antichi di tutta la Toscana e la Chiesa di San Mamiliano, la prima di Sovana costruita probabilmente nel IX secolo; ospita dal 2004 il Tesoro di Sovana, costituito da 498 monete del sec. V rinvenute durante il suo restauro.
Alla fine del paese il Duomo di Sovana, fatto costruire da Papa Gregorio VII, costituisce una delle chiese romanico-gotiche più importanti di tutta la regione Toscana.

 

Sorano è soprannominata la Matera di Toscana per il suo borgo rinascimentale costituito da case ravvicinate costruite su un’imponente rocca a quasi 400 metri sul livello del mare a strapiombo sulla vallata del fiume Lente.
Gli Aldobrandeschi la trasformarono in borgo difensivo rafforzando i bastioni che ancor oggi racchiudono la sua parte più antica.
Ci troviamo in un paese incantato dove, dalla Fortezza Orsini che domina il panorama circostante, sembra di volare sopra la valle stretta e verdissima in contrasto con il color ocra delle case in tufo e l’azzurro del cielo limpido.

 

Ma l’attrazione principale che unisce queste tre località, Pitigliano, Sovana e Sorano, sono le suggestive Vie Cave, o Cavoni, dette anche “Tagliate”.
Sono sentieri scavati dagli Etruschi (a mano!) nel tufo con pareti alte anche 20 metri che sembra avessero la funzione di semplici vie di comunicazione o di postazioni di difesa oppure infine di canali per convogliare le acque piovane.

Da Sorano si scende lungo la Porta dei Merli verso la valle della Lente, il fiume sottostante col nome al femminile.
Da questo punto si può scegliere: andando verso sud si raggiunge dal lato opposto del paese la splendida terrazza rupestre di San Rocco e si torna al punto di partenza.
Oppure proseguire a nord seguendo il corso del fiume verso un luogo magico dove il tempo si è fermato… castelli, ponti e chiese nell’ antico e disabitato borgo medievale di Vitozza!

Da Sovana due sono le vie cave più importanti ambedue in partenza dal Parco Archeologico.
Il Cavone è la più suggestiva per le sue alte pareti piene di incisioni caratterizzata da un susseguirsi di monumentali tombe etrusche.
La Via Cava di San Sebastiano ha inizio poco distante dalla chiesa omonima.

A Pitigliano la via più interessante è quella di Fratenuti.

Da notare che tutte le Vie Cave di questi tre borghi sono collegate tra loro e si riuniscono nel Parco Archeologico di Sovana.

Buona passeggiata!!

 

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